Rome, IT
November 3–December 9, 2020

Manuel Solano

3 November – 9 December 2020

Manuel Solano
Artissima
November 3 – December 9, 2020

Peres Projects is pleased to present a solo booth with Manuel Solano at Artissima.

My life in the last seven or eight years has been a continuous process of adapting to new life-altering, often limiting circumstances and traumatic events through harnessing my sense of self and putting it into my work. When life, health, people and resources fail, my sense of who I am and who I want to become has often been the one force holding me together. Arriving in Berlin and finding relative stability for the first time in many years has almost felt like a shock, which has both allowed some dust to settle and also stirred up old demons. Ever since I started Antiretroviral treatment for HIV, I have had very vivid, recurring dreams; the characters of which have changed throughout the years. Now in Berlin, after so much recent personal turmoil; moving countries, death, grief, heartbreak, and constantly learning who I have to become in order to be myself, my dreams have started to become overwhelmingly about my early childhood, and more specifically about my friendship with my best friend, Karla. While living in relative stability where I am now, these dreams have begun recurring obsessively two or three times a week, and it has dawned on me and made real the separation from my childhood friend as the original trauma that has shaped the person I am today.

The shower scene depicts Karla and myself doing a little dance that we did in the shower when we were very little. It was an innocent children’s game, although it was also sexually charged. We felt completely safe and connected and we loved each other intensely. I was an introvert, she was an extrovert and always drew me out. She was my link to the human race. I molded my image of girlhood from her.

The iguanas depict a moment from when I was six or seven years old. At the time, I was obsessed with iguanas and other reptiles, and found them both extremely cool and beautiful. The first time I saw iguanas in real life, my family and I were on vacation to a beach hotel in Manzanillo, Colima, Mex, and I remember a feeling that was almost like being starstruck. I was also very frustrated because I wanted to see them up close, I wanted to touch and hold them, I wanted to hang out with them all the time. But the iguanas would bask in the sun on the lawns and run away and disappear as soon as any human approached. My dad told me to try to approach them like catching a pigeon, that I had to let them become accustomed to my presence and closeness. So I spent countless hours standing in front of them, inching each foot forward once every long while, all the while the iguanas tracked me closely with their eyes, until I managed to get up close to a group of them – to the point where my little sneaker was nudging the side of one of them. The iguanas looked up at me, I remember being struck by the fact that they look at you right in the eye. I just stood there with them, we stared at each other. I didn’t try to pick one up, as I felt that we had a kind of mutual agreement, an unspoken mutual respect that had been earned by slowly allowing each other closeness, which might have been broken if I had tried to hold one of them.

The painting of my grandparents and my young mother and aunt depicts my aunt Lola’s birthday. It depicts my mother’s family as a young and aspirational working-class family with hopes of becoming more independent. Eventually, after that photo was taken, my grandparents decided to work together and open their own little food business. They had married without much; my grandmother was a girl from the country who moved to the big city, while my grandfather was a poor street child from the city who became a driven young man with dreams of giving his family much more than he ever had growing up. They conquered all odds with their years of tireless and endless hard work.

The last painting depicts me and Karla also around age 7, sneaking into her parents’ bedroom and under their bed, to check out a book they had there about sex.

I am in an odd place because on the one hand, I can see how many positive traits within my personality have been honed through my memories of Karla’s character, which I so admired. I am now the most like myself I have ever been in my life, in part because I am able to recognize what aspects of my identity I want to bring forth – this is a feeling as close to happiness as I have experienced in my entire adult life. I am also able to acknowledge the huge positive changes that my work has brought to me. On the other hand, I know full well the irrational and inescapable nature of trauma and can see how my life is going to be a constant process of adaptation and transition – strategies for surviving trauma.

– Manuel Solano

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Peres Projects è lieta di annunciare at Artissima XYZ le opere di Manuel Solano

Negli ultimi sette/ otto anni la mia vita è stata un continuo processo di adattamento a circostanze sconvolgenti, a tratti limitanti, eventi traumatici. Mi sono servito della percezione che avevo di me e l’ho messa a frutto sul mio lavoro. Quando la vita, la salute, le persone, le risorse, insomma quando tutto intorno a me crolla, attingo forza da ciò che sono e da ciò che voglio diventare. Venire a Berlino e trovare per la prima volta in tanti anni una relativa stabilità è stato quasi uno shock, che ha permesso a un po’ di polvere di depositarsi, e anche a vecchi demoni di resuscitare. Da quando ho iniziato la terapia antiretrovirale per l’HIV, ho fatto sogni vividi e ricorrenti, i cui soggetti sono cambiati nel corso degli anni. Adesso a Berlino, dopo tanti tumulti interiori, trasferimenti, morte, dolore, attacchi di cuore, dopo aver continuamente lavorato su di me per capire chi devo diventare per essere più me stesso, i sogni cominciano a vertere in maniera travolgente sulla mia prima infanzia e soprattutto sul rapporto con la mia migliore amica Karla. Pur vivendo ora in maniera relativamente stabile, questi sogni hanno cominciato a ripetersi in modo ossessivo due o tre volte a settimana, e mi hanno fatto aprire gli occhi su una verità: la separazione dalla mia amica di infanzia è stato il trauma originario che ha plasmato la persona che sono oggi.

La scena della doccia raffigura me e Karla mentre facciamo un balletto, era una cosa che facevamo sempre sotto la doccia quando eravamo piccoli. Si tratta di un gioco innocente per bambini, anche se connotato da una certa carica sessuale. Ci sentivamo completamente al sicuro e connessi tra noi e ci amavamo intensamente. Io ero un introverso, lei un’estroversa, era in grado di farmi uscire allo scoperto. Era l’anello che mi legava al genere umano. Su di lei ho modellato la mia idea di fanciullezza.

Le iguane richiamano un episodio di quando avevo sei o sette anni. A quel tempo, ero ossessionato dalle iguane e da altri rettili, li trovavo belli, fantastici. La prima volta che ho visto delle iguane è stato in vacanza con la mia famiglia. Eravamo in un hotel su una spiaggia a Manzanillo, Colima, Messico, e ricordo che ero incredibilmente affascinato, come se mi fossi trovato di fronte a una celebrità. In realtà ero anche frustrato perché volevo vederle da vicino, toccarle, stringerle, stare con loro tutto il tempo. Ma le iguane volevano solo crogiolarsi al sole sui prati, e scappavano non appena qualcuno si avvicinava. Mio padre mi disse che dovevo avvicinarle come se stessi catturando un piccione, che dovevo lasciarle abituare alla mia presenza. Così ho passato ore e ore in piedi davanti a loro, facendo ogni tanto un passo in avanti. Per tutto il tempo le iguane mi seguivano da vicino con lo sguardo, finché non sono riuscito ad avvicinarmi a un gruppo – ero così vicino da riuscire a sfiorarne con la scarpa una, sulla parte laterale del corpo. Le iguane mi guardarono, ricordo di essere stato colpito dal fatto che ti guardassero dritto negli occhi. Sono rimasto lì con loro, ci siamo fissati. Non ho provato a prenderle perché sentivo che ci fosse una sorta di accordo reciproco, un rispetto inespresso che ci eravamo guadagnati concedendoci lentamente la vicinanza, un accordo che si sarebbe potuto spezzare se avessi cercato di prenderle in mano.

Il ritratto dei miei nonni, di mia madre da giovane e mia zia raffigura il compleanno di mia zia Lola. La famiglia di mia madre viene rappresentata come una giovane e ambiziosa famiglia della classe operaia, con sogni di indipendenza. Alla fine, dopo lo scatto di questa foto, i miei nonni hanno deciso di lavorare insieme e di aprirsi un’attività nel settore alimentare. Si erano sposati con poco, mia nonna era una ragazza di campagna trasferitasi nella grande città, mentre mio nonno era un povero bambino di strada, diventato poi un giovane ambizioso, motivato a dare alla propria famiglia molto più di quanto lui avesse mai avuto crescendo. Hanno superato ogni avversità dopo anni di duro e instancabile lavoro.

L’ultimo ritratto raffigura me e Karla sempre intorno ai 7 anni di età, mentre sgattaioliamo sotto il letto dei suoi genitori per sbirciare un libro sul sesso che era nascosto lì sotto.

Mi trovo in una strana situazione, perché da una parte posso vedere quanti tratti positivi della mia personalità sono stati affinati dal ricordo che ho del carattere di Karla, che ho tanto ammirato. Adesso sono quanto di più simile a me stesso, perché sono in grado di riconoscere quali aspetti della mia identità voglio far emergere – questa è la sensazione più vicina alla felicità che abbia mai provato in tutta la mia vita da adulto. Sono inoltre capace di riconoscere gli enormi cambiamenti positivi che il lavoro mi ha dato. D’altra parte conosco molto bene la natura irrazionale e inevitabile del trauma, e riconosco che la mia vita sarà sempre un costante processo di cambiamento e di transizione – tutte strategie per sopravvivere al trauma.

– Manuel Solano

Manuel SOLANO (b. 1987, MX) studied at the National School of Painting, Sculpture and Printmaking in Mexico City. In 2013 Solano went blind due to complications related to an HIV-related infection. Since then, Solano has developed unique methodologies to continue an art practice which includes painting, video, and installation, and which explores memory and identity, as well as balances the autobiographical with pop cultural imagery. Recent solo presentations include “Heliplaza “at Pivô, São Paulo curated by João Mourão and Luís Silva, “I  Don’t Wanna Wait For Our Lives To Be Over” at ICA, Miami curated by Alex Gartenfeld, “Portraits” at Peres Projects, Berlin, and “PUNCHIS PUNCHIS PUNCHIS PUM PUM PUNCHIS PUNCHIS PUNCHIS” at the Museo de Arte Carrillo Gil curated by Guillermo Santamarina in Mexico City. Solano has also participated in group exhibitions at the Palais de Tokyo, curated by Hugo Vitrani and Fabien Danesi, as well as The New Museum Triennial in New York, curated by Gary Carrion-Murayari and Alex Gartenfeld.

Peres Projects is open Monday through Friday, 11am – 6pm. For further information and sales inquiries, please contact Javier Peres (jp@peresprojects.com), Nick Koenigsknecht (nick@peresprojects.com) Benoît Wolfrom (ben@peresprojects.com) or call at +49 (0) 30 275 950770. For press and media inquiries, please contact media@peresprojects.com or +49 (0) 30 275 950770.